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ABITARE IL SUONO

venerdì 5 Aprile | ore 17.30

Buonascolto

 

In collaborazione con Fondazione Collegio San Carlo

GUIDO BARBIERI, musicologo

Abitare il suono

Per una fenomenologia degli oggetti sonori come attori sociali

  1. Se il raggio della parola “suono” passa attraverso il prisma della parola “ambiente” si moltiplica – come nel celebre esperimento di Newton – in una incalcolabile varietà di significati possibili. Forse superiore ai sette colori fondamentali in cui si scompone un fascio di luce bianca.
  2. Se ad esempio si intende il termine ambiente nella sua accezione più generica, ossia come tutto ciò con cui un essere vivente entra in contatto, allora il suono diventa uno dei numerosi oggetti fisici che popolano l’ambiente, esattamente come il vento, le nuvole, il sole, i pianeti. Nel momento in cui viene emesso da una qualsiasi fonte generatrice, infatti, il suono si muove nel tempo e nello spazio e dunque entra in contatto con una miriade di “recettori”: innanzitutto il corpo degli esseri viventi e i loro sensi. Non solo l’udito, ma anche la vista, la pelle, gli organi interni. Dunque, il suono – anche nella sua forma organizzata, la musica – deve, essere considerato innanzitutto una delle componenti essenziali che orientano la percezione, la misura, la valutazione dell’ambiente da parte di un essere vivente.
  3. Ma il suono si diffonde nello spazio, evidentemente, in modo del tutto indipendente dalla presenza “fisica” di uomini e animali. Il big bang (che un suono in fondo è stato…), lo zampillio di una sorgente, lo sciacquio di un remo sul fiume, il rombo di un motore a scoppio contribuiscono a disegnare, esattamente come il profilo di una collina o la sequenza di un filare di cipressi, quel particolare tipo di ambiente che noi chiamiamo paesaggio. Nel caso specifico a dipingere un determinato “paesaggio sonoro”, nella accezione che imprime a questo termine Murray Schafer. Non a caso da Les cris de Paris di Clement Janequin fino alle prime epifanie della musique concrète francese degli anni Cinquanta, la scrittura musicale ha spesso cercato di realizzare o di imitare un “paesaggio sonoro”, un ambiente in cui la distanza tra suono e rumore tende fatalmente a ridursi fino a scomparire.
  4. Il concetto di ambiente può anche essere ricondotto però ad una misura puramente “materiale” e identificarsi con uno spazio architettonico preciso, come quello, nel nostro caso, di una sala da concerto, di un teatro oppure – come racconta John Cage – di una camera anecoica. In questo caso il suono dialoga in modo fitto e costante con l’ambiente in cui si muove e la scrittura musicale deve tenere necessariamente conto dello spazio architettonico al quale è destinata. Spesso, anzi, la forma musicale viene determinata dalla conformazione degli ambienti fisici: gli organa polifonici del XIII secolo sotto le volte di Notre Dame, i madrigali cinquecenteschi nelle stanze della musica dei palazzi rinascimentali, le tarde sinfonie di Franz Joseph Haydn nelle moderne sale da concerto di Londra e Parigi, le tecniche di spazializzazione del suono nella musica elettronica del secondo Novecento dimostrano come sia spesso lo spazio ambientale a determinare lo stile di scrittura e dunque il carattere del suono.
  5. Caratteristica fondamentale della scomposizione prismatica di un fascio di luce è però quella – come si sa – di essere un fenomeno reversibile. Se al primo prisma se ne accosta un altro e lo si capovolge i sette colori dell’iride si ricompongono nel fascio di luce bianca originario. Dall’unità, alla molteplicità – dunque – e nuovamente all’unità. Dopo essersi suddiviso nei significati molteplici della parola ambiente, il concetto di suono si può ricomporre in una unica accezione, quella che designa l’ambiente – secondo la prospettiva sociologica di Erving Goffman – come una sorta di palcoscenico sul quale gli esseri umani si comportano come attori che interpretano il proprio ruolo e, contemporaneamente, quello del pubblico. In questo caso il suono può, forse deve, essere inteso come un “attore sociale” che svolge la funzione di mettere in relazione tra loro gli altri attori e tende ad indicare loro una possibile interpretazione della realtà, fondata sulla condivisione della facoltà “etica” dell’ascolto.

Guido Barbieri

Guido Barbieri è nato a Parma nel 1956. Dopo gli studi liceali si è laureato in Filosofia e Pedagogia presso l’Università degli Studi di Padova. Tra il 1979 e il1981 ha collaborato in qualità di critico teatrale e musicale ai quotidiani La Tribuna di Treviso e Il Mattino di Padova. Nel1981 ha iniziato la sua collaborazione con i programmi musicali della RAI. Prima con Radio Uno (Civiltà dello Spettacolo) e poi con Radio Tre (Pomeriggio musicale, Concerto del mattino, Un certo discorso, Rassegna delle riviste, Antologia, Appunti di volo, Radio Tre Suite). Attualmente svolge le funzioni di conduttore e inviato del programma Radio Tre Suite e di consulente musicale della Terza Rete Radiofonica della Rai. Per Rai International ha curato e presentato di recente otto cicli monografici di argomento musicale andati in onda in 35 paesi stranieri. Per Rai Sat Show ha realizzato, in occasione delle celebrazioni verdiane  del 2001, la presentazione del ciclo integrale delle opere di Giuseppe Verdi. L’intero ciclo viene è stato replicato nei mesi scorsi da Rai5 nell’ambito delle trasmissioni celebrative del 150° anniversario della Unità d’Italia. Nel 1985 ha iniziato un lungo rapporto di collaborazione, in qualità di critico musicale, con il quotidiano Il Messaggero di Roma, rapporto che è poi proseguito, a metà degli anni Novanta, con Il Gazzettino di Venezia. Attualmente è uno dei critici musicali del quotidiano La Repubblica. Nella prima metà degli anni Ottanta ha organizzato mostre, convegni e rassegne concertistiche per il Cidim, il Comitato Italiano Musica aderente all’Unesco. Ha poi svolto le funzioni di consulente musicale pressola Direzione Generale delle Relazioni Culturali del Ministero degli Affari Esteri e ha partecipato alle Commissioni bilaterali per l’assegnazione delle borse di studio assegnate agli studenti italiani dai principali paesi stranieri. Intensa l’attività pubblicistica: ha realizzato programmi di sala, conferenze e traduzioni per alcune delle maggiori istituzioni musicali italiane: Orchestra Sinfonica di Roma della Rai, Teatro dell’Opera di Roma, Accademia Nazionale di S. Cecilia, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Massimo di Palermo, Teatro S. Carlo di Napoli, Teatro Pergolesi di Jesi, ecc.., nonché per festival e rassegne musicali (Sagra Musicale Umbra, Settimane Musicali Senesi, Panatenee Pompeiane, Festival delle Nazioni, Nuova Consonanza, Centro Ricerche Musicali di Roma, ecc..). Ha collaborato e collabora tuttora a numerose riviste specializzate (Musica e Dossier, Giornale della Musica, Suono, Amadeus, Piano Time, Applausi, Leggere, Sistema Musica) e ha diretto per quasi dieci anni il trimestrale “Suono Sud” pubblicato dall’Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Ha realizzato due volumi: una monografia dedicata a Georg Friederich Haendel, pubblicata da Newton Compton, e una guida all’ascolto de Le Nozze di Figaro di Mozart pubblicata dall’editore Gremese. Nel 2010 ha pubblicato un lungo saggio, intitolato “Le anestesie del cuore”, nel volume collettaneo “I portatori del tempo” curato da Achille Bonito Oliva e pubblicato da Electa Mondadori. È attualmente impegnato nella stesura di una monografia dedicata ad Edgard Varèse che verrà pubblicata dalla casa editrice Epos di Palermo. Ha scritto testi teatrali e radiofonici di argomento musicale (Poiché l’avida sete dedicato a Carlo Gesualdo, Una voce perduta su Farinelli, La civiltà delle macchine su Edgard Varèse, Studio senza luce su Andres Segovia, ecc..) nonché testi e libretti per alcuni compositori italiani (Ennio Morricone, Michelangelo Lupone, Laura Bianchini, Luigi Ceccarelli, Emanuele Pappalardo). Ha scritto il testo dell’opera musicale Portopalo. Nomi, su tombe senza corpi, andata in scena nel dicembre del 2006 all’Auditorium di Roma con le musiche di Riccardo Nova e la regia di Giorgio Barberio Corsetti, e di Al kamandjati, per la regia di Moni Ovadia e le musiche di Franghiz Ali Zadeh. Nel marzo del 2012 andrà in scena allo ZKM di Karlsruhe l’opera multimediale “Three Mile Island” scritta in collaborazione con Andrea Molino. Nel 2007 ha partecipato al Prix Italia con l’opera radiofonica La corda spezzata. Teatro e musica nell’Inferno di Terezin, interpretata da Toni Servillo, Maria Paiato e Antonio Tidona. Ha inoltre collaborato per la realizzazione di testi e traduzioni con numerose case discografiche (Deutsche Grammophon, Rca, Edi Pan, Rai Trade, Stradivarius) e case editrici (Curci, Studio Tesi, Einaudi, Electa Mondadori). Ha scritto alcune voci per L’Enciclopedia Treccani pubblicata dall’Istituto Italiano per l’Enciclopedia e ha realizzato cinque dei venti volumi della “Grande Storia della Musica Classica” pubblicata dall’Editoriale “La Repubblica”. Dal 1984 insegna Storia della musica e Storia ed Estetica musicale nei Conservatori italiani. Dopo i Conservatori di Reggio Calabria, Salerno, Pescara, L’Aquila e Firenze è ora docente di ruolo presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani. Nel 2006 è stato eletto membro effettivo del Consiglio Accademico e della Commissione scientifica del suddetto Istituto. Attualmente svolge le funzioni di consulente editoriale della Fondazione Musica per Roma per la musica contemporanea. Nel luglio del2005 ha ricevuto il “Premio Feronia” per la critica musicale. E’ direttore artistico della Società dei Concerti “Guido Michelli” di Ancona. Dall’ottobre 2011 è Direttore Artistico della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”.

Dettagli

Data:
venerdì 5 Aprile
Ora:
17.30
Categorie Evento:
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Luogo

Teatro San Carlo
via San Carlo 5
Modena, MO Italia
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